Pupi e Fresedde

Storie toscane per l'infanzia

Il progetto

Tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento assistiamo in Italia ad un interessante fenomeno: quello del proliferare della letteratura per l'infanzia. Tutto ciò è sicuramente collegato al clima della nuova Italia Unita. Ora che l'Italia era fatta, bisognava fare gli italiani e logicamente uno dei terreni privilegiati per la costituzione del carattere e dello spirito del novello cittadino italico non poteva non passare che dall'educazione e dalla scuola. Accanto a questa missione didattica anche "l'intrattenimento per fanciulli" portava i segni coscienti od incoscienti di questa pedagogia nazionale, di cui il libro "Cuore" del torinese Edmondo De Amicis ne rappresenta la pietra miliare ed il prototipo, mentre le storie avventurose del veronese Emilio Salgari ne rappresentano il controcanto esotico ed evasivo.

La Toscana partecipa a questo progetto in maniera eccentrica ma decisiva. Sono, infatti, toscani i due più famosi personaggi per l'infanzia della nostra letteratura: il “Pinocchiodi Carlo Lorenzini detto Collodi e il “Gian Burrascadi Luigi Bertelli detto Vamba. Niente di "de-amicisiano" vibra in questi due monelli incalliti, quanto piuttosto toscanissimi umori corrosivi e scatenato gusto fantastico.

Allo stesso modo è toscana, per creazione ed ambientazione, una delle più famose raccolte di novelle italiane di quegli anni, "Le novelle della nonna" di Emma Perodi, una raccolta dal gusto insieme popolare e gotico, una specie di Pentamerone del Basile riscritto da Edgar Allan Poe.

Occorre aggiungere che nel periodo che stiamo prendendo in considerazione, continua la fortunata diffusione delle “stenterellate”, farse popolari ruotanti intorno alla maschera di “Stenterello, creata alla fine del Settecento da Luigi del Buono e caratterizzata da audaci giochi linguistici, quasi delle infantili filastrocche surreali, e dal carattere infantilmente chiacchierone e pauroso. Senza contare che “l’arte del novellare” ha in Toscana uno dei suoi prototipi più antichi e famosi: il “Decamerone” di Giovanni Boccaccio; raccolta non solo “per adulti” ma contenente anche sapide burle e proverbiali arguzie, come quelle relative a personaggi come Calandrino, Buffalmacco o Chichibio, largamente diffuse anche in ambito infantile, almeno sul territorio toscano.

Anche solo sulla base questi pochi ma illustri esempi, possiamo, dunque, sostenere a buon titolo l'esistenza di una "tradizione toscana" relativamente all'immaginario infantile; tradizione che ha avuto poi il merito e la fortuna di diventare nazionale se non addirittura internazionale. Il nostro progetto, intende ricollegarsi a questa tradizione portandola a diretto contatto con le mutate condizioni dell'infanzia contemporanea, per verificare la persistenza o meno di quei modelli, di quei personaggi, di quelle storie in ambiti narrativi nuovi; un’operazione di confronto tra dei prototipi tradizionali - che per anni hanno simbolicamente corrisposto all'immaginario ed ai bisogni evolutivi di generazioni di adolescenti - e la nuova dimensione di fisicità e virtualità in cui si trovano immersi oggi giovani e bambini.

Gli spettacoli del progetto