Pupi e Fresedde

TRE ROTTURE

di Rémi De Vos
traduzione e regia di Angelo Savelli
con Monica Bauco e Riccardo Naldini
scene di Federico Biancalani
musiche di Federico Ciompi
luci di Roberto Cafaggini
assistente e figurante Pietro Grossi
foto Francesco Niccolai

Presentazione

"Tre rotture" è un testo, mai tradotto e rappresentato in Italia, del francese Rémi De Vos, uno dei più interessanti autori della nuova drammaturgia europea, ma ancora sconosciuto da noi. Di questo autore, il Centro di Produzione Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi di Firenze ha già tradotto e messo in scena nel 2017, in prima nazionale e con grande successo, "Alpenstock", uno scioccante e grottesco testo sul razzismo e la xenofobia. Rèmi De Vos, le cui opere sono tradotte e rappresentate in quindici nazioni, è uno dei rari autori drammatici a essersi interessato con pertinenza ed esperienza diretta al mondo del lavoro, del precariato, della disoccupazione. Il suo teatro è in presa diretta con la realtà sociale e politica che, però, passa al setaccio dell'umorismo, del comico, dell'assurdo. Il comico è connaturato alla sua scrittura, trasgredisce la linea delle buone maniere, sbriciola i tabù del politicamente corretto, rivela l'assurdità delle convenzioni, dei discorsi dominanti o normativi. Per lui "il comico è un mezzo per sbarazzarsi di qualcosa che non è affatto comico".
Le storie d'amore finiscono generalmente male. Ma ci sono molti modi di farle finire...


Tre rotture, tre quadri, tre coppie.
Lei gli prepara una deliziosa cenetta prima di lasciarlo perché non sopporta più la sua cagnetta. Ma a lui la cena resta in gola e non vuole rinunciare a dire l'ultima parola.
Lui ha incontrato un pompiere e vuole farla partecipe del suo "ardente" desiderio. Lei questo non lo può proprio accettare ma deve fare i conti con le inarrestabili fiamme della passione.
Loro hanno un "complicato" bambino e cercano di condividerne la gestione. Ma il piccolo dittatore manderà all'aria il loro rapporto.


Tre rotture, tre coppie, tre quadri.
Uno di René Magritte, uno di Francis Bacon, uno di Piet Mondrian. L'incomunicabilità, l'angoscia, l'astrattezza della vita sociale contemporanea raccontate attraverso la lente d'ingrandimento di un entomologo o di un medico legale che analizza le sottili dinamiche dei rapporti interpersonali e, più specificatamente, di coppia. Il classico triangolo da pochade borghese - lui, lei e l'altro - ma declinato in maniera paradossale e grottesca. L'umorismo chirurgico e politicamente scorretto di De Vos affonda il bisturi nello sfinimento dei rapporti di coppia in una società occidentale banalmente benestante, scioccamente edonistica e fatalmente destinata all'estinzione.
Come dice François Rancillac, direttore del Theatre Acquarium di Parigi, l'originalità di  De vos consiste proprio in questo paradosso: sembra che non parli di nulla (caratteristica di tanti veri scrittori) ed invece è profondissimo nel proporci temi come la prevaricazione maschile, la condizione femminile, l'omosessualità, la genitorialità; più sembra rinchiudersi tra quattro mura e più risulta universale; più sembra - attraverso una lingua lucida e controllata – volersi limitare ad una radiografia oggettiva e impietosa dei comportamenti umani e più lascia trasparire la loro fragilità, la loro goffaggine e la loro infinita solitudine, nel declino dell'odierna società del benessere.